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Le vetrate gotiche
L’estetica della luce nelle grandi cattedrali.
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età gotica on Agosto 28, 2019 0 Comments 6 min read
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Il passaggio dal Romanico al Gotico fu certamente segnato dal progressivo alleggerimento della struttura. I muri delle cattedrali vennero privati di quella funzione strutturale che li obbligava ad essere massicci e compatti, privi di ampie finestre. Liberati da questo vincolo, si contrassero, si smagrirono, a volte scomparvero, e al loro posto si materializzarono le stupende vetrate colorate, ancora oggi giudicate un mirabile traguardo dell’arte medievale. Le lunghe pareti perimetrali delle grandi cattedrali gotiche, insomma, non offrirono spazi all’affresco; furono infatti le meravigliose vetrate colorate che assolsero pienamente alla propria funzione ornamentale con la loro capacità di trasformare gli opachi e oscuri edifici in sfavillanti templi di luce. I colori più utilizzati per la loro decorazione vanno dal blu profondo al rosa opaco, dal verde al giallo, rendendo di facile e piacevole lettura le minute figurazioni scelte dagli artisti.

La tecnica della vetrata

La vetrata è un mosaico composto di piccoli pezzi di vetro traslucido, simili a pietre preziose trasparenti, connessi con legature in piombo e completati nei particolari con segni di colore bruno fissati a fuoco, che avevano il compito di dare risalto al modellato. Per realizzare una vetrata, si cominciava con un bozzetto, per studiare l’immagine e la distribuzione dei colori e prevedere l’effetto finale dell’opera. Poi si eseguiva un cartone, con il profilo e la grandezza della definitiva vetrata, e si definiva il disegno nel dettaglio, con le linee delle impiombature. Riportato lo stesso disegno su un foglio di carta, si ritagliava il cartone nelle sue varie parti e si usava ognuna di queste come guida per il taglio dei singoli pezzi di vetro colorato, operato con ferri roventi.

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L’abate Suger offre una vetrata, 1145. Vetro colorato. Chiesa abbaziale di Saint-Denis, Seine-Saint-Denis, Parigi.

I particolari dei volti, i capelli, i panneggi e altri dettagli erano ottenuti con un pennello, intinto in una miscela di polvere di vetro pestato, ossido di ferro sciolto in un solvente, acqua, aceto e gomma arabica. Dopo aver steso questa miscela detta grisaille (nome che indica anche questa tecnica per dipingere su vetro), l’artista ne asportava via una parte per regolarne l’effetto; in seguito la fissava sottoponendo le lastre a un’ulteriore cottura, ottenendo la vetrificazione della polvere di vetro. I singoli pezzi erano infine composti e impiombati secondo il disegno preliminare.

L’estetica della luce

Gli oscuri edifici si trasformarono in templi splendenti. L’opacità della pietra lasciò il posto al trionfo della luce, che a buon diritto è da considerarsi come l’elemento essenziale dell’architettura gotica. La cattedrale diventa un esempio emblematico e giustamente celebrato di architettura luminosa. La luce, principio di ogni bellezza, qualificava la dimora di Dio. Insieme al colore delle vetrate, la luce svolge un ruolo prioritario perché costituisce un efficace contrasto alle raffigurazioni apocalittiche dei portali d’ingresso. Non a caso, le cattedrali sono preferibilmente orientate secondo l’asse est-ovest, con l’ingresso a occidente, per fare sì che la luce entri da oriente e, passando dalle finestre della parte absidale, crei dei giochi di luce e colori di grande suggestione, capaci di rasserenare l’animo del visitatore. Il fedele, passando dal portale principale, si imbatteva nel Cristo minaccioso del Giudizio Universale o dell’Apocalisse scolpito nel timpano; varcando la soglia della chiesa, veniva colto dalla “meraviglia” della luce del sole, che filtrando attraverso le vetrate, mostrava il volto di un Cristo inteso come “luce nascente”, capace di portare serenità e speranza. La luce-colore della cattedrale, divenuta simbolo, manifesta lo splendore originario di Dio: acquisisce la stessa funzione di quel Cristo Pantocratore che giganteggia dal catino absidale di alcune chiese paleocristiane, bizantine o romaniche. Trasformata in dimora della luce, la cattedrale stessa diventa espressione dell’ordine cosmico e testimonianza del trionfo divino.

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Autentici capolavori di vetrate sono gli enormi rosoni del transetto nord e sud della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, dedicati alla Vergine e al Cristo, e così le vetrate delle cattedrali di Reims, Poitiers, Rouen (dove si conserva il nome di un maestro vetriere, Clément di Chartres), Bourges, Laon, Lione, Le Mans.

Cattedrale di Notre-Dame, 1163-1320, interno. Parigi
Cattedrale di Reims, XIII sec., vetrata. Reims (Francia)
Le vetrate di Chartres

Anche il favoloso complesso della Cattedrale di Chartres, stabilisce una perfetta armonia fra architettura e luce. In questa chiesa, ogni campata è aperta da due alte ogive ad arco spezzato, coronate da un rosone di oltre sei metri di diametro.

Cattedrale di Chartres (Francia), 1194-1260, interno.

I rosoni delle facciate (quella principale e le due del transetto) misurano 13 metri ciascuno. Nell’insieme, le 176 vetrate di Chartres coprono una superficie di 2600 metri quadrati. Sono certamente le più importanti tra quelle realizzate nel XIII secolo, anche grazie ai loro sfavillanti colori. Il blu, in particolare, è talmente bello da fare colore a sé: è difatti chiamato “blu di Chartres”.

Cattedrale di Notre-Dame, prima metà del XIII sec., rosone e vetrate del transetto nord. Chartres (Francia).

Le prime vetrate del complesso, in ordine di realizzazione, risalgono all’epoca dell’abate Suger (1140 circa) e sono tra le più antiche ancora montate nel loro sito originario. Quelle successive furono create e installate fra il 1200 e il 1236, da una vera e propria folla di artigiani e operai che lavorarono senza tregua per la gloria di Dio e della loro città. Raffigurano l’intera storia biblica e la vita di Gesù, con santi e altri personaggi.

Cattedrale di Notre-Dame, prima metà del XIII sec., vetrate dell’abside. Chartres (Francia). A sinistra, la finestra della Belle Verrière (7,48 × 2,39 m), a destra la finestra con Storie di Sant’Antonio.

La vetrata più famosa di Chartres è tuttavia quella dell’abside, che risale al 1180 e mostra una Madonna con Bambino (una delle 170 immagini mariane presenti nella cattedrale), circondata da angeli, apostoli, profeti, santi e vescovi che si affacciano dalle altre aperture del coro. Poeticamente, è da sempre chiamata Notre-Dame de la Belle Verrière, cioè “Nostra Signora della Bella Vetrata”, nota pure come “Vergine blu”.

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Notre-Dame de la Belle Verrière, 1180, da una vetrata della Cattedrale di Notre-Dame a Chartres.

Nello straordinario mondo luminoso di Chartres, il Paradiso incontra la vita dell’uomo qualunque. Le corporazioni cittadine, che avevano offerto un contributo per la realizzazione di questa meraviglia, ottennero di essere rappresentate attraverso il riconoscimento del proprio lavoro. Arti e mestieri, con i loro simboli, furono dunque illustrati nelle vetrate inferiori della zona presbiteriale.

Notre-Dame de la Belle Verrière, 1180. Particolare.
Notre-Dame de la Belle Verrière, 1180. Particolare con Storie della vita di Cristo.


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