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Il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich
L’uomo di fronte alla sconfinata natura.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Neoclassicismo e Romanticismo – Data: Febbraio 1, 2020 4 commenti 4 minuti
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Nel XIX secolo, in Germania, emerse fortissima la personalità di Caspar Friedrich (1774-1840), nato in Pomerania, una regione del Nord che si affaccia sul Mar Baltico. Figlio di un fabbricante di candele, Caspar ebbe la sventura di rimanere presto orfano di madre e di perdere in pochi anni due sorelle e un fratello, quest’ultimo sacrificatosi per salvarlo da un annegamento. Il padre, fortemente credente, lo crebbe con una rigida educazione protestante. Tutte circostanze, queste, che incisero in modo profondo sullo sviluppo della sua personalità: Caspar, infatti, fu timido, taciturno e solitario. In questo senso, possiamo dire che incarnò perfettamente l’idea dell’artista romantico: le fonti lo ricordano alto, magro, con gli occhi cerchiati e due folte sopracciglia aggrottate, sempre assorto nei suoi pensieri.

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Nei primi anni dell’Ottocento, Friedrich contribuì all’affermazione del Romanticismo con un linguaggio pittorico di grande originalità. Egli tradusse il sentimento romantico della natura e l’aspirazione al sublime in paesaggi suggestivi e intensamente malinconici, dove rappresentò montagne innevate, grandi foreste silenziose e sconfinate distese marine. La sua pittura, capace di esaltare il senso più spettacolare e grandioso del paesaggio nordico, si caratterizza per un’intensa espressività psicologica, per un simbolismo non ermetico, per un carattere dolorosamente meditativo e per una costante indagine introspettiva.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Olio su tela, 74,8 x 94,8 cm. Amburgo, Kunsthalle.

I protagonisti dei quadri di Friedrich sono uomini, e donne, con gli occhi rivolti sempre a qualcosa che ci appare irrimediabilmente lontano. Guardano e si pongono in ascolto: alcune volte dalla riva del mare, altre volte dalla cima di una montagna, altre volte ancora, banalmente, da una finestra. Hanno lo sguardo fisso sul mistero del divino e lo interrogano, chiedendo il senso del loro transito terreno; scrutano l’infinito paesaggio, cercando ansiosamente risposte difficili da comprendere o che forse non arrivano.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Particolare.

Sono ansiosi o angosciati? Timorosi? Sereni? Percepiscono la propria nullità o si sentono parte di quel tutto? Non possiamo saperlo perché non vediamo i loro volti. Tutti ci danno le spalle: guardano assieme a noi, anzi sono la nostra proiezione nel quadro. In questo processo di coinvolgimento e identificazione del pubblico, Friedrich fu davvero maestro, tanto da diventare uno dei modelli più autorevoli dell’arte ottocentesca e ancora del Novecento.

Il Viandante sul mare di nebbia è una delle sue opere più note e, probabilmente, uno dei quadri più famosi dell’intero Romanticismo europeo. Rappresenta un uomo, visto appunto di spalle, che giunto in cima a un monte si trova davanti a uno strapiombo e si ferma a contemplare una sconfinata vallata, coperta di nebbia densa dalla quale sbucano aguzzi speroni di roccia.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Particolare.
Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Particolare.

Si tratta, con tutta evidenza, di un’opera intrisa di simbolismo. Il viandante potrebbe essere l’uomo che si sofferma ad ammirare la natura infinita. Solo, di fronte al sublime spettacolo dei massicci che si stagliano all’orizzonte, egli sembra quasi trattenere il respiro, misurare la propria nullità dinanzi all’immensità di questo cosmo silenzioso, inquietante e misterioso, che percepisce come irrimediabilmente distante, del tutto inaccessibile. Anche se l’artista non ci mostra gli occhi del viandante, crediamo di conoscere ugualmente il suo sguardo: la sua visione, che poi è quella del pittore, è infatti diventata la nostra.

Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia, 1818. Particolare.

Forse, però, questa immagine è anche una metafora dell’anima che si trova al cospetto di Dio: il viandante è giunto al termine del suo faticoso cammino, la vita, e non può più proseguire oltre. Di fronte a lui, l’ignoto, la morte.


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  1. Assolutamente d’accordo con la analisi , il Sublime è sempre oltre ma tu non puoi non fare i conti con l’attimo che ti sfugge .E’ineludibile interrogarsi perché l’uomo non solo romantico ma anche per noi…

  2. introspettivo poetica dell’infinito e del Sublime romantico incarnato nel mare e nella nebbia in uno spazio e tempo irreale ed indefinito come l’attesa dell’amore e dell’amato cuore l’abbraciio cosmico di spalle solitario come un viandante alla ricerca di se stesso e del tempo perduto dalla memoria.

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