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La Villa Savoye di Le Corbusier
Un edificio simbolo del Movimento Moderno.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Il primo Novecento – Data: Settembre 28, 2021 1 commento 6 minuti
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Le Corbusier (pseudonimo di Charles-Édouard Jeanneret, 1887-1965), architetto, urbanista e pittore francese di origine svizzera, è stato, con il tedesco Walter Gropius, maestro indiscusso e infaticabile promotore del Movimento Moderno, ossia della nuova tendenza progettuale che caratterizzò tutta la prima metà del XX secolo. La sua funzione di teorico dell’architettura moderna fu assolutamente fondamentale. Egli fu, anche come progettista, un geniale sperimentatore.

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La risonanza di ogni suo lavoro (anche grazie alla sua attività di divulgazione, condotta attraverso libri, articoli, semplici formule o slogan) fu sempre eccezionale; in qualche modo, dura ancora oggi senza attenuarsi. Il grande merito di questo maestro è stato, senza dubbio, quello di spendere il proprio talento sul terreno della ragione e della comunicazione. Le Corbusier ebbe l’intelligenza di impegnarsi a dimostrare le proprie tesi; non si accontentò mai di elaborare progetti architettonici universalmente riconosciuti come interessanti e suggestivi: volle, al contrario, che le sue idee risultassero davvero utili e applicabili universalmente. Volle, in altre parole, cambiare concretamente la funzione e quindi la concezione stessa dell’architettura.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Poissy, Francia. Veduta angolare.

La Villa Savoye

Il suo capolavoro indiscusso, non a caso considerato il modello per eccellenza di tutto il Movimento Moderno, fu Villa Savoye, una dimora progettata per Pierre Savoye e costruita a Poissy, un comune a circa trenta chilometri da Parigi. Si tratta di una residenza di lusso eretta sopra un vasto prato leggermente convesso, circondato da boschi, nella quale la famiglia Savoye intendeva trascorrere i fine settimana.

L’edificio venne concepito da Le Corbusier come una vera e propria architettura programmatica, come la perfetta sintesi formale e funzionale dei cinque punti dell’architettura che l’autore aveva stilato pochi anni prima. Non a caso, Le Corbusier propose di adottare il modello di Villa Savoye per lo sviluppo urbanistico di Buenos Aires.

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Terminata nel 1931, la casa fu abitata dai proprietari fino al 1940. Durante la Seconda guerra mondiale, l’edificio subì notevoli danni, per poi essere espropriato, con gli 8 ettari di terreno circostanti, dal Comune di Poissy nel 1958. Grazie all’intervento dello stesso progettista e di altri architetti l’abitazione fu salvata dalla demolizione e nel 1965 inserita nella lista dei monumenti storici francesi; per questo motivo, tra il 1985 e il 1997, è stata oggetto di un importante restauro. Dal 2016, Villa Savoye è diventata patrimonio Unesco, assieme ad altre 16 opere di Le Corbusier realizzate in vari paesi su tre continenti.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Plastico.

Le tre piante

La casa è soprelevata rispetto al piano stradale. Nella parte centrale del piano terra si trovano il garage, l’ingresso, un piccolo appartamento riservato all’autista, la lavanderia e altri ambienti di servizio, le scale e l’accesso a una rampa che conduce direttamente alla copertura piana.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Pianta.

L’abitazione dell’autista è un mirabile esempio di casa unifamiliare minima. Il primo piano accoglie sia la zona giorno, che comprende soggiorno, cucina e salottino, sia la zona notte, con camera per gli ospiti, camera del figlio, camera dei genitori e servizi. Le due zone sono divise dalla terrazza-giardino e dagli elementi scala e rampa che conducono al tetto-terrazza del secondo piano.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Rampa.

La rampa è insieme un elemento filtro, una cesura e un asse di simmetria della villa, e consente di connettere anche visivamente il piano terra, il primo e il secondo piano. Sulla copertura terrazzata, alcune pareti curve racchiudono una zona riservata, un solarium, che si affaccia sulla terrazza sottostante. Un vano cantina, dove si trovano la caldaia e i serbatoi, è ricavato sotto il piano terra e si può raggiungere per mezzo della scala a chiocciola interna.

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Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Una delle facciate.

Le facciate

L’edificio non interagisce con il terreno e instaura con il suolo un rapporto sostanzialmente contemplativo. «L’erba è una bella cosa e anche la foresta; si toccheranno dunque il meno possibile, e la casa si poserà sull’erba come un oggetto, senza guastare nulla», aveva scritto l’architetto. L’opera, insomma, intende denunciare tutta la sua estraneità alla natura che la circonda, da cui si distingue nettamente, esaltando la sua “artificialità”: non ha senso per Le Corbusier che un edificio miri a confondersi con la natura intorno, perché comunque non vi appartiene.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Veduta aerea (da Google Maps).

Anzi, egli si oppone anche al ruolo che le ville tradizionali (pensiamo a quelle palladiane del Cinquecento) si riservavano, quello cioè di qualificare il paesaggio, di nobilitarlo, perché il paesaggio, al massimo, dev’essere contemplato dall’interno delle costruzioni. Per questo motivo, egli immaginò Villa Savoye sostanzialmente priva di facciata. L’edificio, infatti, non ha “una” facciata principale che si contrappone a quella posteriore ma un’unica, ideale facciata, identica e ripetuta sui quattro lati.

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Questa facciata è segnata dall’unica finestra nastriforme (vetrata nella parte abitata e aperta in corrispondenza delle terrazze), posta al centro dello stretto rettangolo bianco della muratura; finestra che, illuminata, diventa una striscia luminosa, un “segno”, una presenza nel territorio. Un segno ripetuto quattro volte, che non privilegia alcuna parte dell’edificio; un segno, dunque, “artificiale” quanto la villa stessa.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Veduta notturna.
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La struttura e i materiali

Villa Savoye presenta una struttura apparentemente elementare: un semplice parallelepipedo bianco a base rettangolare, sollevato su sottili pilastri cilindrici, detti pilotis, e con i quattro prospetti uguali rivolti ai punti cardinali. Un oggetto puro, monoprismatico. La maglia strutturale è formata dagli elementi verticali dei pilotis, posti lungo il perimetro a 4,75 metri l’uno dall’altro e disposti, all’interno, in modo da consentire l’appoggio delle strutture orizzontali. Il terrazzo è la conclusione di un ideale percorso, che parte dal piano terra (dove si trova il garage) e si conclude sul solarium, direttamente raggiungibile per mezzo della rampa e delle scale.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Interno.

I materiali utilizzati furono, prevalentemente, il cemento armato, intonacato di bianco, e il vetro, con infissi metallici. Sappiamo, dalle lettere che Madame Savoye scrisse a Le Corbusier, che l’edificio presentò presto alcuni problemi: infiltrazioni dal soffitto, spifferi dalle grandi finestre, rumori dovuti al tremolio dei vetri dei lucernari. Tutti inconvenienti, per la verità, assai comuni negli edifici progettati dai maestri del Movimento Moderno.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Assonometria.


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