Maria, nota anche con l’appellativo di Madonna (dal latino mea domina, ‘mia signora’), fu la madre di Gesù. Il suo nome, nella forma greca Marian, corrisponde all’ebraico Myrhiam. La sua iconografia è la più ricca e complessa dell’arte cristiana, pari solo a quella del Cristo.
D’altro canto, Maria è Theotòkos, «colei che genera Dio», Madre di Dio: fu definita tale nel Concilio di Efeso (431) e ha conservato questo titolo fino a oggi. Nel corso dei secoli, la sua figura è stata rappresentata secondo tipologie ricorrenti, ciascuna con significati teologici, simbolici e devozionali precisi. Con questa guida sintetica, ricordiamo le principali iconografie mariane. Alcune, molto antiche, sono ricavate dalle icone bizantine.
I dati storici che riguardano Maria sono molto scarsi. La più antica fonte letteraria che ci parla di lei è il Nuovo Testamento, in particolare i Vangeli di Luca e Matteo (che dedicano più spazio all’infanzia di Gesù) e gli Atti degli Apostoli. I racconti dei Vangeli apocrifi (ricchi di singolari aneddoti biografici) risultano storicamente inattendibili.
Secondo la tradizione, Maria fu figlia di Gioacchino e Anna. Viveva a Nazareth, un villaggio della Galilea, ed era promessa sposa di Giuseppe. Ricevette dall’Arcangelo Gabriele l’annuncio che avrebbe concepito il Messia, senza avere rapporti intimi (Luca, 1, 26-38). Questo episodio è ricordato come Annunciazione. Ella accettò questa missione, con atteggiamento di totale fedeltà a Dio. Rimase, dunque, miracolosamente incinta, mantenendo intatta la sua verginità, e per questo è chiamata anche “Vergine”.
La sua misteriosa maternità, avvenuta per un diretto intervento divino, è riconosciuta persino dal Corano, che pure presenta Gesù come un semplice profeta, predecessore di Maometto. È sempre il Vangelo di Luca a raccontare di come Maria si mise in viaggio per andare a visitare una sua parente, Elisabetta, futura madre del Battista, che aveva già raggiunto il sesto mese di gravidanza pur essendo anziana. L’episodio è noto come Visitazione.
Fu in tale occasione che Maria proclamò un canto di lode a Dio, il Magnificat. Andata in sposa a Giuseppe (Sposalizio della Vergine), si recò a Betlemme, in Giudea, per il censimento indetto dall’imperatore Augusto tramite il console Quirino (Luca, 2, 1-2). Qui partorì Gesù (Natività). I Vangeli (Luca, 2, 1-20) raccontano dell’annuncio degli angeli ai pastori e della loro visita al Bambino (Adorazione dei pastori) e poi della visita dei sapienti orientali detti Re Magi (Adorazione dei Magi). La Sacra Famiglia risiedette per qualche tempo a Betlemme (Matteo, 2, 1-11), poi fuggì in Egitto, a causa della persecuzione di Erode, e scampò alla Strage degli Innocenti. Tornata a Nazareth, Maria vi mantenne la sua abituale dimora. Durante la sua vita pubblica non sembra che Gesù abbia cercato contatti con lei. Maria seguì il figlio sul Calvario e Cristo, poco prima di morire, la affidò a Giovanni (Giovanni, 19, 26-27). Per questo motivo Maria e Giovanni sono sempre rappresentati accanto al Crocifisso nelle scene di Crocifissione.
Secondo alcuni studiosi, l’affidamento di Maria a Giovanni negherebbe, implicitamente, la tesi circa altri presunti figli di Maria e Giuseppe: Gesù non avrebbe infatti chiesto al suo giovane apostolo di prendersene cura se avesse avuto dei fratelli. Maria piange il figlio morto nelle scene di Compianto e durante il Trasporto al Sepolcro. Dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo, Maria rimase con gli apostoli. Alla sua morte (Dormitio Virginis), secondo un’altra tradizione cattolica (divenuta dogma nel 1950), fu assunta in cielo in anima e corpo (Assunzione) e per tale motivo è chiamata “Assunta”.
Tra le iconografie più antiche e solenni si distingue la Maestà. La Madonna vi è rappresentata con il Bambino benedicente in braccio e come Regina del mondo: infatti, è assisa sul trono. La Vergine, seduta in posizione frontale con atteggiamento regale. L’iconografia della Maestà presenta tre varianti: la “Madonna che dà la vittoria” (Nikopoia o Nicopeia), seduta maestosa e severa, rivolge al fedele il Bambino tenuto con entrambe le mani; la “Madonna che mostra la via” (Hodeghetria o Odigitria), seduta eretta e solenne, indica con la mano destra il Bambino, seduto sulle sue ginocchia alla sua sinistra, indicando in lui la via per la salvezza; la “Madonna della Tenerezza” (Glykophilousa), in affettuoso colloquio con il figlio, tocca teneramente al bambino, con la mano destra, una gamba o un piedino.
La Vergine, soprattutto nelle rappresentazioni medievali, veste un abito bianco, simbolo della sua purezza, o un prezioso abito rosso, simbolo della sua regalità unita alla sua condizione umana, ed è avvolta da un ampio mantello blu, talvolta decorato da lumeggiature d’oro, simbolo della sua divinità, acquisita diventando Madre di Dio. Può presentare sul capo una corona. Il suo trono è di norma monumentale, ornato da colonne tornite e decorato finemente a tarsia, con preziosi motivi geometrici e vegetali. Più raramente il trono è privo di schienale, sostituito da una tenda colorata che mette in risalto l’aureola.
Maria è di solito affiancata da angeli, talvolta anche da santi, che costituiscono la sua corte celeste. I personaggi, che nelle rappresentazioni medievali sono più piccoli di lei in scala dimensionale, rivolgono lo sguardo adorante alla Vergine, talvolta ai fedeli. Il giovanissimo Cristo, in genere, benedice con la mano destra, tenendo l’indice e il medio alzati; nella mano sinistra, di norma, stringe un rotolo, simbolo della Legge divina. Il Bambino ha il capo circondato da un’aureola con la croce gemmata, suo specifico attributo iconografico, simbolo della vittoria sul peccato ottenuta attraverso l’estremo sacrificio della morte. La sua tunica rossa e il pallio viola purpureo, attributi ereditati dalla simbologia imperiale bizantina, sottolineano la sua regalità e la sua potenza.
A partire dal tardo Medioevo, si affermò un’immagine diversa della Madonna col Bambino: l’iconografia della Madonna dell’umiltà che, al contrario della Maestà, vuole mettere in risalto l’umanità della Vergine. Maria è mostrata con il Bambino in braccio, seduta per terra, sopra una roccia o sopra una panca o uno sgabello. È scalza. Guarda verso di noi con fare tenero e materno oppure si rivolge amorevolmente al Bambino o a San Giovannino, se presente. Il piccolo Gesù, privo delle insegne imperiali, ha in genere un atteggiamento infantile.
Spesso la Madonna dell’umiltà è presentata nella variante della “Madonna del roseto”, in cui è presentata in un lussureggiante giardino pieno di fiori (Hortus conclusus) o della “Madonna del prato”, in cui è mostrata all’aperto, seduta su un masso, sullo sfondo di un disteso e sereno paesaggio. L’Hortus conclusus è un piccolo giardino recintato, ricolmo di vegetazione. Al suo interno, la Vergine e il Bambino sono solitamente circondati da angeli e, talvolta, santi. Nelle rappresentazioni dell’Hortus conclusus troviamo fiori e frutti tradizionalmente legati alla figura della Madonna, come rose, gigli, violette, iris, mughetti e fragole, queste ultime considerate cibo dei beati.
Questa particolare iconografia, tipicamente medievale, è stata ispirata da un passo del Cantico dei Cantici (4, 12), associato alla Madonna e alla sua purezza: «Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata». Il Cantico dei Cantici è uno dei libri dell’Antico Testamento. Attribuito al re Salomone, fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia. È composto da 8 capitoli in cui si svolge un poetico dialogo d’amore tra un personaggio maschile, lo Sposo, e uno femminile, la Sposa. Nei secoli, questo testo è stato oggetto di molteplici interpretazioni, sia da parte della dottrina canonica ebraica sia da parte di quella cristiana.
Per gli ebrei, il Cantico dei Cantici è metafora del legame fra Dio e il popolo di Israele. Per i cristiani, lo Sposo è Cristo e la Sposa è la sua Chiesa. Tuttavia, a partire dal XII secolo, prevalse un’altra interpretazione: lo sposo è sempre Cristo ma la sposa è Maria, sua madre. In fondo, il testo celebra il tema dell’amore, che non necessariamente dev’essere identificato con quello coniugale. Il Cantico dei Cantici ha influenzato diversi pittori, che si sono ispirati alla descrizione dello Sposo e della Sposa per proporre particolari variazioni iconografiche di Cristo e della Vergine.
Alcune iconografie insistono in modo particolare sulla maternità di Maria. Nella Madonna del parto, Maria è mostrata in piedi e in stato avanzato di gravidanza, come se fosse prossima al parto, e con le mani si tocca la pancia, dentro la quale, grazie al mistero dell’Incarnazione, si trova il Figlio di Dio. Nella Madonna del latte, Maria sta allattando il Bambino. È seduta per terra, sopra una roccia o sopra una panca. Come la Madonna dell’umiltà, guarda i fedeli di fronte a sé con fare tenero e materno, trattiene con le dita un piccolo seno che sbuca dalla veste mentre il piccolo Gesù, privo delle insegne imperiali e con atteggiamento tipicamente infantile, vi si attacca per succhiare il latte.
Nel Medioevo, questa immagine così umana di Maria, in cui tante donne potevano identificarsi, fu molto amata e venerata, soprattutto a livello popolare. Il culto della Madonna del Latte si diffuse, infatti, soprattutto nelle campagne dove i contadini attribuirono a queste immagini mariane un forte potere taumaturgico. Il concilio di Trento, iniziato nel 1543, decretò il declino di questa iconografia. L’immagine di Maria con un seno scoperto venne giudicata sconveniente. Molte opere vennero censurate con ritocchi, altre distrutte. Le chiese intitolate alla Madonna del latte mutarono denominazione.
Anche la Madonna del Magnificat, non molto diffusa, vuole mettere in risalto l’umiltà della Vergine. Maria è mostrata mentre scrive, per ispirazione del piccolo Gesù, le parole evangeliche del Magnificat, il canto in lode al Signore e alla sua potenza che il Nuovo Testamento le attribuisce. Maria lo compose quando, in occasione della Visitazione, Elisabetta, per ispirazione divina, riconobbe in lei la madre del Messia e la proclamò beata. È così chiamato dalla prima parola della sua versione latina («Magnificat anima mea Dominum…»).
Nella Madonna del rosario, Maria è mostrata, seduta o in piedi, con il Bambino in braccio e porge ai fedeli, che la circondano adoranti, una corona di rosario, esortandoli alla preghiera. Questa rappresentazione fu particolarmente diffusa durante l’età della Controriforma cattolica.
Nella Madonna della misericordia, Maria è mostrata in piedi, senza il Figlio, e apre con le mani il suo ampio mantello, sotto al quale i fedeli, raffigurati molto più piccoli in scala dimensionale, corrono a rifugiarsi. Questi fedeli possono raffigurare l’intera umanità, un gruppo di devoti legati a città, ordini religiosi, confraternite, o anche il committente dell’opera con la sua famiglia.
Derivano dalla tradizione bizantina l’iconografia della Vergine orante o in preghiera (Blacherniòtissa, dal nome della Chiesa delle Blacherne, a Istanbul), a figura intera, in piedi e con le braccia aperte rivolte verso il cielo, e una sua variante: la Madonna avvocata (Haghiosotirissa), sempre in preghiera ma in atto di raccomandare i fedeli alla misericordia di Dio, con entrambe le mani aperte rivolte alla sua sinistra.
Secondo la tradizione cattolica, la Madonna fu concepita senza Peccato originale. La questione fu sollevata dai francescani già nel XV secolo; l’Immacolata Concezione, tuttavia, fu definita dogma della Chiesa cattolica solo da Pio IX, nel 1854. Nella religione cattolica, il dogma è una proposizione o principio considerato verità incontrastabile, che la Chiesa propone al credo di tutti.
Durante il Rinascimento, grazie anche alle incisioni tedesche, si diffuse una particolare iconografia della Vergine immacolata: vestita di bianco, con il capo coronato di stelle, è sospesa in cielo su una falce di luna, circondata da cherubini, talvolta accompagnata dallo Spirito Santo, spesso schiaccia il Serpente sotto i piedi.
Tale immagine di Maria è ispirata sia a un passo dell’Apocalisse («Donna rivestita di Sole, con la Luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici Stelle»), sia a un celebre passaggio della Genesi in cui Dio dice al Serpente: «E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la sua progenie; questa ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno» (Genesi 3,15-17). L’iconografia dell’Immacolata Concezione ebbe grande fortuna durante la Controriforma cattolica, nel XVII secolo e XVIII secolo, soprattutto in Italia e in Spagna.
La Madonna Addolorata, o più semplicemente Addolorata o Mater Dolorosa, mostra Maria durante o dopo la morte di Gesù. È vestita di nero o di viola, piangente con gli occhi al cielo o a terra e con una, cinque o sette spade conficcate nel cuore. Per questo è anche detta Madonna dei sette dolori. La spada ha valore simbolico e fa riferimento al Vangelo di Luca, in cui leggiamo che il vecchio Simeone rivolse queste parole profetiche a Maria: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc, 2, 34-35). Nei dipinti o nelle statue che la raffigurano in questa condizione (assai diffuse quelle processionali), la Madonna viene presentata da sola, con le mani giunte; talvolta porta in mano un fazzoletto e indossa una corona (o, meno frequentemente, la corona di spine).
Oltre che isolata, Maria compare con grande frequenza nella rappresentazione di molte scene, alcune ispirate alla sua vita (Nascita della Vergine, Infanzia di Maria, Morte della Vergine o Dormitio Virginis, Assunzione) altre tratte dall’infanzia di Cristo e dalla Passione (Annunciazione, Natività, Adorazione dei Magi, Fuga in Egitto, Crocifissione, Deposizione, Compianto).
La Madonna dell’Annunciazione è chiamata Annunziata. È detta Sacra Conversazione la scena in cui la Vergine con il Bambino è rappresentata attorniata da angeli e santi, con i quali si suppone conversi, ovviamente di argomenti sacri. I personaggi generalmente sono immaginati all’interno di una chiesa o di un’aula regia, sotto un portico o una loggia, in un giardino.
È chiamata Pietà una particolare forma di Compianto, incentrata sul dolore materno di Maria davanti al corpo del figlio. Maria è infatti raffigurata con Gesù morto, appena deposto dalla croce, che la madre tiene tra le braccia o sulle gambe. Questo soggetto, molto diffuso in Europa in età medievale e durante il Rinascimento, non è citato nei Vangeli ma interpreta un momento caro alla tradizione devozionale. Le Pietà gotiche tedesche, in particolare, presentano caratteri fortemente drammatici, con l’intento di muovere il fedele a commozione. Benché sia la Maestà e sia la Pietà mostrino Maria con il figlio in braccio, non sono due varianti di una medesima iconografia: appartengono, infatti, a famiglie tematiche diverse.
La Madonna in trono col Bambino è una tipologia mariana: il soggetto è Maria (Theotokos), con il Bambino come attributo e fulcro teologico (Incarnazione), spesso con corte celeste. È un’immagine di presenza e regalità, prevalentemente liturgico-devozionale. La Pietà è una scena della Passione: il soggetto è Cristo morto e il suo compianto; Maria è protagonista, ma dentro un tema cristologico (Morte e Redenzione). È un’immagine di lutto e compassione, con funzione fortemente devozionale-affettiva.
Esiste tuttavia una indubbia affinità, una sorta di simmetria teologica in queste due immagini della Madre che “porta” il Figlio, in cui si può associare la nascita di Cristo alla sua morte, la gioia di Maria al suo dolore. L’incarnazione è, d’altro canto, la premessa teologica della redenzione. Ma, è bene chiarirlo, questa affinità è solo interpretativa, non classificatoria.
Gli attributi iconografici più comuni di Maria sono due fiori: la rosa (già fiore sacro di Venere nell’antichità) e il giglio. La Madonna, essendo immacolata, era infatti chiamata “rosa senza spine”, in riferimento a un’antica leggenda secondo la quale le rose, prima del peccato originale, crescevano nel Paradiso terrestre prive di spine. A differenza della rosa bianca, che – come il giglio – indica la purezza virginale della Madonna, la rosa rossa evoca la carità, un’altra delle qualità mariane, la passione di Cristo e il sangue che egli versò sulla croce. Questo fiore è dunque spesso presente nelle raffigurazioni della Madonna con Bambino.
Il giglio è simbolo della verginità di Maria: il suo colore bianco immacolato richiama infatti la castità e la purezza e frequentemente, durante l’Annunciazione, l’Arcangelo Gabriele lo porge alla Madonna. Nelle scene con l’Assunzione della Vergine, dal sepolcro di Maria rimasto vuoto crescono miracolosamente rose e gigli. Anche i santi particolarmente devoti a Gesù Bambino, come sant’Antonio da Padova, sono mostrati con un giglio in mano.
Talvolta sono legati alla figura della Vergine alcuni animali, come la quaglia e la pernice. Entrambi questi uccelli sono infatti considerati simboli di ubbidienza e fedeltà. Un altro importante attributo della Madonna è la stella. L’origine di questo simbolo si trova nell’Apocalisse, dove si riscontra un riferimento al Figlio definito “splendida stella del mattino”. Infine, un oggetto che compare nelle raffigurazioni dell’episodio dell’Annunciazione è il libro, che Maria tiene fra le mani o su un leggio.
Il significato del libro tenuto in mano dipende in realtà dalle caratteristiche di questo oggetto: un libro grande può essere identificato con la Bibbia o testi sacri o trattati di teologia; un libro piccolo rimanda a momenti più intimi, di preghiera e di meditazione. Nell’iconografia dell’Annunciazione, il libro è probabilmente l’Antico Testamento: secondo una tradizione medievale, infatti, quando l’angelo apparve a Maria ella era concentrata in preghiera e rifletteva sul passo biblico in cui il profeta Isaia preannuncia la futura venuta del Messia sulla Terra.
Maria è una delle tre figure sacre (assieme a Dio Padre e a Cristo) mostrata in gloria circondata da una mandorla di luce. È, questo, un simbolo molto diffuso nell’arte, soprattutto medievale. Si tratta di una figura geometrica, ottenuta attraverso l’intersezione di due curve, che creano la tipica forma a mandorla (detta anche “amigdala”).
Rappresenta, schematicamente, la luce divina emanata dalle figure che più di tutte rifulgono per santità; in tal senso può essere considerata un equivalente dell’aureola ma relativa ai corpi nella loro interezza. Per tale motivo è anche chiamata “mandorla mistica”. Fu spesso raffigurata “in mandorla” la Madonna della cintola, che raffigura Maria donare la propria cintura a san Tommaso, durante la propria Assunzione. L’episodio è raccontato da un Vangelo apocrifo: il Transitus Mariae dello Pseudo Giuseppe d’Arimatea.
Tutte queste iconografie costituiscono una sorta di lessico visivo, indispensabile per riconoscere e interpretare correttamente le immagini mariane nell’arte di ogni epoca.